Orari Di Apertura Settimana di Ferragosto

Si avvisa la spettabile Clientela che le nostre sedi osserveranno i seguenti orari nel mese di Agosto :

Mestre – Via Poerio 34

Settimana dal 14 al 19 Agosto :

Lunedì 12 – 08.30 – 12.30 ; 14.30 – 17.30

Martedì 13 – 08.30 – 12.30 ; 14.30 – 17.30

Mercoledì 14 – 08.30 – 12.30 ; pomeriggio chiuso

Giovedì 15 – chiuso

Venerdì 16 – chiuso

Mogliano – Via Don Bosco 7

Settimana dal 14 al 19 Agosto :

Chiusura Totale

Oriago – Via Venezia 114

Settimana dal 14 al 19 Agosto :

Chiusura Totale

Tutti i vantaggi del microchip per i nostri cani

Rispettare la legge e monitorare salute e spostamenti del nostro cane

Il microchip per i nostri animali è una carta d’identità che rappresenta l’unico mezzo valido per identificarli rapidamente se si sono smarriti o allontanati da casa. Si tratta di un micro-dispositivo con un codice di identificazione unico per ogni animale, abbinato al nome del suo proprietario e leggibile a distanza con un lettore a fibre ottiche. L’obbligo del microchip per il momento è relativo solo ai cani e non ai gatti, a meno che non debbano espatriare. L’auspicio però è che presto sia obbligatorio per legge per entrambi, per combattere il randagismo, l’abbandono o anche il semplice smarrimento.

Cosa dice la legge

Nel 1991 è stata emanata la Legge n° 281 (Legge quadro in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo) che ha permesso la realizzazione delle Anagrafi Canine Regionali, in seguito confluite nell’Anagrafe Canina Nazionale, la banca dati preposta all’iscrizione e alla registrazione di tutti i cani presenti in Italia. Tale registrazione deve essere effettuata attraverso la compilazione di una scheda da parte del medico veterinario, nella quale vengono inseriti tutti i dati anagrafici del proprietario e quelli identificativi del cane: razza, sesso, età, colore del pelo, segni particolari. Dal 5 Novembre 2004 è stato reso obbligatorio, per poter procedere con l’iscrizione all’Anagrafe Canina, inserire agli animali un microchip sottocutaneo contenente un codice numerico di 15 cifre, con l’applicazione di sanzioni in caso di inottemperanza.

Cos’è il microchip per cani e come funziona

Il microchip ha una forma cilindrica di circa 8/10 millimetri di lunghezza e 1/2 millimetri di diametro ed è rivestito in materiale biocompatibile e anti-migrazione; viene inserito sottocute con una siringa sterile monouso a livello della parte sinistra del collo. Una pratica del tutto indolore e senza alcun rischio per l’animale, svolta da un medico veterinario libero professionista o dell’ASL, che rilascerà al proprietario la documentazione di iscrizione, consensualmente all’inserimento del chip stesso.

Per legge l’iscrizione :

  • deve essere effettuata entro 60 giorni dalla nascita del cane o prima della cessione a qualsiasi titolo;
  • è attuabile solo da persone maggiorenni poiché, secondo l’ordinamento giuridico italiano, il minorenne non ha la capacità di agire e di conseguenza non può essere né proprietario né detentore di un animale.

Attraverso un lettore a fibre ottiche qualsiasi veterinario o Ente protezionistico è in grado di leggere il codice univoco abbinato sistema e ricercarlo nel database dell’Anagrafe Canina, identificando così il proprietario dell’animale.

In caso di morte del cane, la segnalazione del decesso deve essere effettuata per legge dal medico veterinario curante, che provvederà a trasmetterla per via telematica all’Anagrafe Canina Nazionale per la cancellazione.

I vantaggi del microchip per il cane

Sono molteplici:

  • se viene ritrovato un cane andato che si è smarrito, si può facilmente e rapidamente risalire al proprietario;
  • si evitano le lunghe file nei centri di raccolta per gli animali smarriti o recuperati dagli Enti protezionistici;
  • in caso di contenzioso l’iscrizione all’Anagrafe Canina e la relativa installazione del microchip costituisce prova della proprietà del cane;
  • è un valido mezzo per combattere l’importazione illegale di cuccioli strappati alle madri in età neonatale che vengono trasportati in condizioni disumane e spesso letali;
  • è un deterrente contro gli abbandoni: il codice di appartenenza rivela chi è il proprietario, sanzionabile in tal caso secondo il Codice Penale Art. 727, con un’ammenda fino a 10.000 euro;
  • è indispensabile se il cane deve viaggiare all’estero.

Il microchip non è un GPS

Il sistema non può rintracciare l’animale tramite i satelliti. Se vogliamo localizzare il nostro amico a quattro zampe dobbiamo valutare un vero e proprio dispositivo tecnologico in grado di monitorare i suoi movimenti nel minor tempo possibile.

Per questo UnipolSai ha pensato a un’assicurazione animali evoluta, che affianchi alle tradizionali coperture la tecnologia satellitare di un GPS leggero, robusto, mai fastidioso né rumoroso, da agganciare al collare e da attivare e consultare tramite App. Garantisce immediati servizi di assistenza, monitoraggio e localizzazione anche attraverso il supporto di una Centrale Operativa dedicata h24. Potremo così garantire loro un controllo e una protezione costante che li metta al riparo da ogni possibile pericolo.

Moto in primavera: come affrontare la pioggia senza rischi

Le temperature più miti invitano a risvegliare dal letargo la moto parcheggiata a metà autunno. Il gelo non rappresenta più un nemico, ma bisogna fare attenzione al bagnato: la pioggia e la rugiada del mattino possono comportare rischi. Una pioggia intensa invita a mantenere uno stile di guida prudente e lava l’asfalto. Fenomeni più leggeri aggiungono un velo viscido tra asfalto e battistrada, e l’acqua si fonde con il grasso e la gomma che si depositano sul manto riducendo il coefficiente d’attrito.

La sicurezza a partire dagli pneumatici

Rispetto alle auto, le moto sono meno sensibili all’effetto dell’aquaplaning perché gli pneumatici sono più stretti (soprattutto quelli anteriori) e hanno un profilo tondo. Quando si raggiunge una zona allagata, le coperture fendono l’acqua e non tendono a galleggiare facendo perdere direzionalità e trazione. Però la superficie di contatto con il terreno – un’impronta come si dice tecnicamente – è molto ridotta e compromette la frenata, la motricità e la tenuta in curva. Quando si guida la moto sul bagnato il battistrada non deve essere usurato, poiché la tenuta dipende proprio dalla capacità di espellere l’acqua attraverso i canali del disegno. Un aiuto può arrivare dall’uso di pneumatici invernali, che ormai sono disponibili anche nelle versioni per moto e scooter. Con questi pneumatici il battistrada drena agevolmente la pioggia e la mescola si aggrappa meglio all’asfalto raffreddato dall’acqua. Quando le temperature salgono, vanno sostituiti con quelli “estivi”, perché con il caldo le coperture invernali si usurano più rapidamente,

 

 

Attenzione sul bagnato, soprattutto nei centri urbani

Anche con gli pneumatici ideali, la guida deve essere adeguata alle condizioni climatiche e la pioggia porta molte complicazioni. Prima di tutto nell’aderenza, che richiede una maggiore attenzione nell’uso dell’acceleratore: la ruota posteriore può pattinare anche se le potenze non sono quelle di una maximoto. Le situazioni più a rischio sono proprio quelle urbane, con binari, tombini e pavé che, se umidi, hanno un coefficiente d’attrito molto prossimo a quello del ghiaccio. Attenzione anche alla segnaletica orizzontale, dalle strisce pedonali a quelle di mezzeria, sulle quali la ruota di uno scooter 125 può entrare in crisi, perché la vernice usata per la segnaletica orizzontale umida è molto pericolosa.

I modelli di moto più recenti, scooter compresi, sono dotati di un controllo elettronico della trazione, in grado di tagliare l’erogazione del motore se la ruota motrice scivola in accelerazione. Alcune moto, inoltre, offrono varie modalità di guida selezionabili con facilità, tra cui c’è sempre una “Rain” che riduce le potenza, rendendo la guida più docile. Se invece la due ruote è classica, non resta che misurare la forza nel polso destro. Accelerare dolcemente non basta: se il veicolo è a marce bisogna cambiare a regimi di rotazione bassi, utilizzando i rapporti più alti.

Prudenza e ABS per frenare in sicurezza

I modelli più recenti sono dotati di sistema ABS, che evita il bloccaggio delle ruote ma non accorcia gli spazi di arresto. Frenando in curva sul bagnato dobbiamo diminuire la velocità e affrontare la curva prima di quanto faremmo sull’asciutto. Possono fare la differenza gli impianti ABS di ultimissima generazione, che permettono di mantenere i freni tirati anche in curva senza rischiare il bloccaggio. In ogni caso, con o senza elettronica a supporto, la tecnica ideale prevede di frenare in anticipo, senza usare una forza eccessiva sulle leve o sul pedale, e con la moto non ancora inclinata, per non perderne il controllo.

Non bisogna dimenticare che la tenuta sul bagnato può variare in base al grado di ruvidità dell’asfalto, quindi quello drenante è migliore di quello più liscio.

 

Protezioni e casco per viaggiare protetti

Persino i guidatori più esperti – quelli che si sentono sicuri anche sul bagnato – non devono mai dimenticare che in moto, qualunque siano le condizioni meteo, è essenziale indossare l’abbigliamento adeguato con tutte le protezioni possibili. Se le tute sono indispensabili per chi affronta lunghi viaggi specie se a velocità sostenute, anche i motociclisti meno avventurosi o gli scooteristi dovrebbero indossare giacche da moto dotate di paraschiena, paragomiti, paraspalle, pantaloni con paraginocchia, guanti e calzature rinforzate. In caso di incidenti o cadute, anche a bassa velocità, possono evitarci infortuni e invalidità anche gravi. Il casco è davvero un salvavita. Scegliamo un modello integrale e sostituiamolo dopo ogni caduta: la visiera deve sempre essere in ottima condizione per ottimizzare il visus anche quando si guida di notte, e possibilmente, deve essere dotato di un sistema anti appannamento.

Cautela, abilità, esperienza e le giuste dotazioni sono essenziali per affrontare gli spostamenti in moto. Insieme a una copertura assicurativa completa che ci offre una serenità totale anche in caso di imprevisti o incidenti.

 

Tasso zero: la convenienza di acquistare la polizza a rate

Il finanziamento a tasso zero: vantaggi e opportunità

Tasso zero: la convenienza di acquistare la polizza a rate

Secondo CRIF, società che gestisce il principale sistema di informazioni sui finanziamenti in Italia, oltre il 35% della popolazione italiana sceglie i pagamenti dilazionati con un rata media mensile di circa 356 euro. In totale, gli italiani hanno finanziamenti attivi per oltre 100 miliardi di euro: nel 2017 quelli erogati dagli enti italiani sono stati pari a 19 miliardi. Ma cosa comprano a rate gli italiani? Soprattutto prodotti di elettronica, seguiti da macchine, moto, mobili e accessori per la casa. Tuttavia oltre all’acquisto di beni, con i finanziamenti  si possono comprare anche servizi di vario genere: dai viaggi ai servizi per i matrimoni fino alle polizze assicurative. UnipolSai, per esempio, attraverso Finitalia (società del Gruppo Unipol specializzata nell’erogazione di credito al consumo) offre ai propri clienti la possibilità di usufruire di finanziamenti a tasso 0 (TAN 0%, TAEG 0%), per l’acquisto polizze: fino a 2.500 euro o 5.000 euro se si è titolari di partita IVA. Gli assicurati che hanno fatto questa scelta per il pagamento del premio delle loro polizze sono già oltre un milione.

L’analisi del rischio insolvenza

Un privato cittadino o il titolare di una società può chiedere un finanziamento rivolgendosi a una banca o a una società finanziaria autorizzata. Una volta presentata la domanda di finanziamento, l’ente economico svolge controlli preliminari sulla situazione economica e professionale del richiedente in modo da valutare la solvibilità del cliente. Per questo, in tutte le offerte di prodotti o servizi per cui sia prevista la possibilità di accedere ad un finanziamento, viene specificata la dicitura: “Salvo approvazione della Finanziaria erogante”.

Ogni ente ha la sua politica di rischio, ovvero una serie di parametri con cui valuta la solvibilità del cliente, ma in generale i fattori che vengono presi in considerazione sono:

– il reddito e il patrimonio del richiedente. In particolare il rapporto tra il reddito,  i beni mobili e immobili intestati al cliente e l’importo delle rate mensili in cui si andrà a suddividere il rimborso del finanziamento;

– l’affidabilità creditizia indicata dalla “centrale rischi”. Chi in passato ha già utilizzato questo strumento senza avere problemi nella restituzione delle rate, godrà di maggior favore nella valutazione dell’ente.

Tassi di interesse: il TAN e il TAEG

Le due variabili da considerare prima della stipula di un finanziamento sono il TAN, Tasso

Annuale Nominale e il TAEG, Tasso Annuo Effettivo Globale d’interesse. Il TAN è il tasso di interesse puro applicato al finanziamento: è l’interesse annuo calcolato sulla somma che va rimborsata all’ente che ha erogato il finanziamento. Il TAEG è l’indicatore che rivela il costo globale del finanziamento. Per capire come calcolare il tasso di interesse da applicare al finanziamento è meglio fare un esempio pratico. Prendiamo un prestito da 2.400 euro da restituire in 2 anni con rate da 100 euro con un TAN all’1%. Per calcolare l’ammontare degli interessi è necessario moltiplicare il capitale iniziale per il tasso di interesse e per il tempo di restituzione diviso 100. Ecco il calcolo da fare: 2.400mila x 1 x 2 : 100 = 48 euro. In sostanza quindi per avere 2.400 euro di finanziamento da restituire in 2 anni con un TAN all’1% il richiedente dovrà pagare 24 rate da 102 euro. Cosa diversa è il TAEG, l’indicatore che si pone l’obiettivo di indicare nel modo più completo ed esatto il costo totale di un finanziamento. In questo caso si tratta di un tasso puramente indicativo, non qualcosa che dà informazioni sul peso delle rate (come nel caso del TAN): è piuttosto una cifra in grado di dichiarare il costo globale del prestito e quindi utile a fini comparativi. Il TAEG di un finanziamento infatti prende i considerazione non soltanto il capitale da rimborsare, il tasso di interesse fissato con il TAN, ma anche tutte le spese accessorie, ovvero:

  • Le spese di istruttoria
  • Le spese di incasso e gestione della rata
  • L’imposta di bollo sulle comunicazione e sul contratto
  • Eventuali assicurazioni.

Quindi quando si parla di prestito con TAN zero, è importante verificare che anche il TAEG sia a zero altrimenti il costo complessivo del prestito sarà superiore al solo capitale richiesto.

I vantaggi del finanziamento a tasso 0

Perché un finanziamento sia a tasso zero, devono essere a zero sia il TAN che il TAEG.  il vantaggio di questa tipologia di finanziamento è che chi lo utilizza diluisce il costo del bene nelle rate proposte senza alcun altro costo ulteriore.

Il finanziamento previsto per il pagamento della polizza UnipolSai è effettivamente a tasso zero. Il cliente può quindi suddividere il suo premio assicurativo in 5 o 10 rate mensili senza alcun altro costo. I conti sono presto fatti: se una polizza ha un costo di 250 euro annui potremo restituire questo importo in 10 rate da 25 euro al mese o 5 da 50 euro al mese senza nessuna spesa aggiuntiva. Un bel vantaggio per tutte le famiglie che possono distribuire meglio i costi assicurativi in un anno, anziché farli gravare tutti sullo stesso mese.

Guida sicura in città, come evitare gli incidenti più comuni

Guidare in sicurezza nei centri abitati: alcuni consigli

Nonostante nei centri abitati la velocità sia limitata è proprio su queste strade che ogni anno si verificano il maggior numero di incidenti.

Le auto sottoposte ai crash test EuroNCAP – effettuati a velocità che vanno da 29 a 56 km/h – mostrano che, anche a velocità contenute, i danni possono essere consistenti. La causa principale è la disattenzione alla guida. Per fortuna la soluzione per ridurre i rischi di incidenti urbani è alla portata di tutti: basta adottare comportamenti più corretti.

Cause di distrazione al volante

L’uso dello smartphone mentre si guida è di gran lunga la causa più frequente dei sinistri Con l’articolo 173, il Codice della Strada vieta l’utilizzo del telefono durante la guida: le mani devono essere saldamente ancorate al volante e devono servire solo a guidare. Per esempio, è vietato scrivere messaggi su WhatsApp o su altri social, o inserire indirizzi sui navigatori satellitari, tantomeno quelli su smartphone, e nemmeno digitare numeri di telefono. Per fare tutte queste cose bisogna accostare, fermarsi e solo dopo averle fatte è possibile ripartire. Ne va della incolumità nostra, di chi è a bordo con noi, di chi è intorno a noi con altri mezzi (auto, moto, cicli, etc.) e dei pedoni. Le sanzioni in ogni caso sono severe: da 165 a 661 euro, oltre alla sospensione della patente di guida. Da quando è entrato in vigore l’omicidio stradale poi, si rischiano processi penali e ritiro a vita della patente. Affidiamoci piuttosto a sistemi di vivavoce installati nel veicolo (in commercio ne esistono anche per chi ha auto più anziane) utilizzando i comandi vocali.

Controlli di sicurezza della vettura

La sicurezza comincia dal controllo periodico del perfetto funzionamento di ogni elemento della vettura. Si parte dalla cura dei quattro pneumatici (cinque se c’è la ruota o il ruotino di scorta), il cui battistrada deve avere una profondità di almeno 1,6 millimetri e pressioni di gonfiaggio adeguate al tipo di impiego, come consigliato dal costruttore dell’auto. Dopo avere affrontato un percorso sconnesso o avere urtato un marciapiede in manovra bisogna verificare che i fianchi siano sempre integri, senza pizzicature o rigonfiamenti. Vanno inoltre controllati i freni, il livello del liquido nel circuito idraulico, l’impianto di illuminazione con particolare attenzione agli “stop” e la regolazione degli specchietti retrovisori.

Adottare comportamenti virtuosi

Dopo la verifica dell’auto occorre porre l’attenzione al nostro atteggiamento di guida e ai comportamenti di chi ci guida intorno. Il controllo della velocità e della distanza di sicurezza sono argomenti su cui esiste un’ampia letteratura, ma in città vi sono anche tante altre insidie:

  • guidare nei parcheggi affollati dei centri commerciali;
  • affrontare le rotonde, soprattutto quando è prevista la marcia parallela;
  • affiancare mezzi pesanti o autobus (specialmente in curva);
  • superare altri veicoli fermi o autobus (può sempre sbucare un pedone distratto);
  • guidare dopo aver consumato alcolici;
  • fumare alla guida (anche questa può essere una distrazione pericolosa);
  • la disattenzione altrui: ovunque può esserci qualcuno che attratto dal suo cellulare non fa attenzione al resto;
  • …ciascuno ha un’esperienza personale da aggiungere

La strada è di tutti: pedoni, ciclisti, motociclisti

Negli incidenti chi subisce i danni più gravi sono gli utenti più vulnerabili, vale a dire pedoni, ciclisti e motociclisti. Chi è alla guida di un veicolo, pesante alcune centinaia di chilogrammi, non deve dimenticare che anche solo sfiorando uno di questi utenti della strada può arrecare danni gravi. Quali attenzioni possiamo aggiungere alla nostra guida per non aumentare i pericoli? Ecco alcuni esempi:

  • anche se abbiamo la precedenza valutiamo bene la loro velocità e grado di attenzione;
  • quando apriamo uno sportello, o quando lo fa chi è in auto con noi, verifichiamo sempre che non ci sia qualcuno in avvicinamento;
  • quando affianchiamo un veicolo a due ruote (moto o bici) diamogli sempre lo spazio giusto per poter procedere in sicurezza;
  • se incontriamo gruppi di ciclisti rispettiamo il loro diritto di utilizzare la nostra stessa strada;
  • avvicinandosi agli attraversamenti pedonali rallentiamo sempre e aumentiamo la nostra attenzione.

Anche se a norma di legge potremmo avere ragione, pedoni, ciclisti o motociclisti che non rispettano “le regole della strada” sono sempre quelli che ci rimettono di più e a chi guida il veicolo “più grosso” tocca l’onere “civile” di evitare sempre i danni.

La città rimane un ambiente pieno di insidie per chi si muove in auto e non sempre la prudenza è sufficiente a prevenire incidenti e danni. Lo confermano le statistiche, che continuano ad evidenziare numeri preoccupanti, con le metropoli in testa alla classifica dei sinistri sorprendentemente più alti di quelli che si verificano in autostrada, dove la velocità media è sempre più elevata.

Ecco perché conviene assicurare il proprio veicolo con polizze di ultima generazione che offrono garanzie  innovative e che prevedono la possibilità di integrarsi ai sistemi attraverso App dedicate e scaricabili gratuitamente sullo smartphone.

Proteggere la casa anche se il condominio è assicurato

Fonte Doxa: per il 74% degli italiani la casa è il bene più prezioso, un valore affettivo oltre che economico da proteggere per la vita. Tuttavia, eventi naturali, furti o guasti possono metterla a rischio, alterando risparmi e serenità familiari, a venire in aiuto sono i prodotti assicurativi (sia sulla casa che sul condominio) che oggi permettono di acquistare garanzie personalizzate. Come stipulare una solida assicurazione sull’abitazione privata e come si può integrare con quelle del condominio?

La casa protetta a 360°

Se si abita in un condominio allora quasi certamente si possiede già una polizza che assicura il fabbricato, tuttavia non tutti sanno che l’assicurazione sulla casa diventa un ulteriore punto di forza se integrata a quella condominiale. Non è raro purtroppo che si verifichino situazioni imprevedibili che danneggiano la nostra casa, che possono provocare spese impreviste. Se il danno poi si è originato all’interno delle mura private e si è propagato ai vicini di casa, non solo si rischia un esborso in denaro per la riparazione o la ricostruzione del nostro bene danneggiato, ma anche una possibile controversia e la necessità di rifondere tutti i danni a terzi danneggiati (che talvolta per limitazioni contrattuali possono non essere garantiti in toto sulla polizza condominiale). Per fare un esempio concreto, se avviene la rottura accidentale dell’impianto idrico del condominio, situato cioè negli spazi comuni, e l’acqua fuoriuscita danneggia i muri di casa nostra e i beni contenuti in essa, l’indennizzo per i danni ai muri verrà sostenuto dalla polizza condominiale, mentre a risarcire i danni al contenuto (beni mobili) ci penserà la polizza che abbiamo stipulato privatamente, ovvero la polizza casa. Anche il caso speculare è garantito dalla medesima copertura: se è stato l’impianto idrico all’interno delle mura private (che sia igienico, di riscaldamento o di condizionamento) ad aver danneggiato il fabbricato o la proprietà dei vicini di casa, la polizza privata diventa ancora più preziosa se non fondamentale per ricercare l’origine del guasto senza esborsi.

Coperture private e pertinenze condominiali

Mettere mano al portafoglio per correre ai ripari quando il danneggiamento c’è già stato non è mai piacevole, almeno quanto dover far lo sforzo di immaginare che un evento ci possa danneggiare da vicino. Non conosciamo il futuro è vero, ma agire preventivamente è ormai prassi consolidata su più fronti, basti pensare alla prevenzione sulla salute. Un’altra prestazione basilare che offre la polizza casa è la responsabilità civile per i danni causati a terzi nei casi di incendio, fumo, esplosione e scoppio.

Diversamente da ciò che si pensa non è affatto detto che tutto dipenda da noi, a volte è nella natura degli impianti o degli elettrodomestici entrare in stallo, anche le banali interruzioni di corrente possono mandare in tilt un circuito elettrico o a gas, scatenando le conseguenze più inaspettate. È doveroso anche per il locatario, al quale abbiamo affittato l’appartamento, stipulare una polizza sulla casa poiché è sua responsabilità come gestore del bene garantirne la custodia. Per quanto siano esempi classici, vanno ricordati i disagi e i danni che posso provocare le fioriere, le parabole fissate in terrazza. Anche la polizza condominiale ha la sua copertura assicurativa per la responsabilità civile relativa ai fenomeni potenzialmente dannosi che hanno origine negli spazi condominiali, basti pensare ai locali caldaia o al distaccamento di cornicioni o parti del tetto, alle antenne centralizzate e alle unità esterne dei condizionatori.

La serenità è anche questione di lungimiranza

Un danno in casa per quanto possa essere piccolo può risultare estremamente fastidioso o persino letale. Pensiamo ai danni che può provocare un’interruzione di corrente prolungata ad esempio, o quelli ancora più pericolosi che può provocare l’emissione di monossido, per sua stessa natura inodore e quindi impercettibile dall’olfatto umano.

È anche questo il vantaggio di un’assicurazione sulla casa di nuova generazione, che dà la possibilità di affidarsi a centraline elettroniche che inviano segnali d’allarme in caso di anomalie come quelle che abbiamo citato, i cui sensori sono connessi in diretta con il nostro smartphone in modo da poter avere sempre tutto sotto controllo, anche quando si è fuori casa.

E qualora il bene è danneggiato? Possiamo ancora una volta evitare di mettere le mani al portafoglio, perché per alcune tipologie di garanzie è possibile scegliere di avvalersi della “Riparazione diretta” grazie alla quale si ha la possibilità, al momento del sinistro, di usufruire dell’intervento di una rete di artigiani, i quali procederanno direttamente alla riparazione del danno senza alcun esborso e senza l’applicazione di franchigie e scoperti se previsti; e se la scelta viene effettuata già al momento della stipula della polizza si può beneficiare anche di uno sconto.

Proteggere al meglio la nostra casa è possibile, con una corretta valutazione dei rischi e la combinazione più adatta di garanzie assicurative, da quelle per l’abitazione privata a quelle del condominio, mettendo l’immobile su cui abbiamo investito parte dei nostri risparmi al riparo dagli imprevisti quotidiani o da eventi straordinari.

Praticare sport invernali evitando gli infortuni più comuni

Temperature sotto zero e piste innevate. Il “sistema neve” in Italia cresce. Già nel 2018, gli sportivi della neve hanno superato i 4 milioni: grazie a loro la montagna ha prodotto un fatturato superiore agli 11 miliardi di euro. Buone notizie per l’economia del Belpaese e grande soddisfazione per gli appassionati. Sempre che, all’appuntamento si arrivi preparati. Insieme all’incremento delle presenze nelle località sciistiche, si registra infatti anche un aumento degli infortuni legati a queste attività.

Affrontare le prime discese sulla neve

I maestri lo ripetono in ogni occasione: prima di affrontare le piste l’ideale sarebbe cominciare con un mese di preparazione atletica alle spalle, a tal fine esistono corsi specifici di ginnastica presciistica. In ogni caso prima di indossare ogni tipo di attrezzatura bisogna dedicare almeno 10 o 15 minuti a semplici esercizi per preparare i muscoli allo sforzo richiesto.

Per chi è alle prime armi il consiglio è quello di non avventurarsi senza aver frequentato un corso base.

L’importanza del riscaldamento

Il riscaldamento è tra i migliori alleati per evitare incidenti perché aumenta la flessibilità dei muscoli e la loro elasticità grazie all’incremento del flusso sanguigno. I muscoli freddi sono più rigidi e quindi più esposti a lesioni e danni. Anche chi pratica sport all’aria aperta, come corsa o bicicletta in ogni stagione dell’anno, non deve mai dimenticare qualche esercizio di riscaldamento prima di cominciare, a maggior ragione se le temperature sono rigide. Nonostante gli infortuni muscolari siano meno frequenti e gravi di quelli articolari, un po’ di stretching aiuta i muscoli ad allungarsi quando necessario senza sottoporli al rischio di stiramento o, peggio, di strappo.

Abbigliamento adeguato

Un ambiente particolare come quello innevato può riservare pericoli e sorprese e giocare molti brutti scherzi. Per non trovarsi impreparati sulla neve e godersi al meglio la giornata è essenziale scegliere un ottimo abbigliamento che garantisca calore, praticità e comfort.

La tenuta da sci ideale deve alcune caratteristiche fondamentali, vediamo quali:

  • Impermeabilità: è essenziale che il tessuto non assorba il freddo e il bagnato della neve e protegga dal vento.
  • Traspirabilità: i tessuti tecnici attualmente in commercio, grazie alle loro proprietà traspiranti, permettono di mantenere la cute asciutta liberando il vapore acqueo causato dalla sudorazione. Un passo avanti decisivo rispetto ai tessuti naturali come il cotone e persino la lana.
  • Vestibilità: i capi sportivi devono avere un taglio comodo e che segua i movimenti del corpo. Il tutto all’insegna del comfort (requisito ancor più importante per chi ama ciaspolare o fare snowboard).

Nell’acquistare gli scarponi bisogna optare per una calzatura adatta alla conformazione del piede, una delle parti più delicate del corpo. Non si deve guardare solo alla lunghezza, ma anche al volume e alla forma dello scarpone che deve “contenere” il piede senza comprimerlo troppo.

Scegliere lo sci giusto è fondamentale per divertirsi e ottenere il massimo rendimento nella sciata. Bisogna conoscere il proprio livello di abilità nella pratica sportiva (principiante, intermedio, esperto), e tener conto della frequenza con la quale si scia, del tipo di discesa che si intende affrontare e delle proprie caratteristiche fisiche. Attenzione però a non bruciare le tappe: gli sci di oggi sono molto più performanti rispetto a quelli del passato. Con il modello adeguato alle proprie capacità si riesce a  sciare in sicurezza e a migliorare gradualmente fino a maturare la giusta esperienza per affrontare anche le discese più complesse.

Il casco è obbligatorio fino a 14 anni, ma noi lo consigliamo vivamente agli sciatori di ogni età. Deve essere omologato, avere un’ottima e comoda calzata, essere leggero e lasciare traspirare la cute. Non dimentichiamo che dopo una caduta il casco va sempre sostituito. In commercio poi esistono protezioni di ogni genere (ginocchiere, gomitiere, parastinchi, protezioni per schiena e coccige, ecc…), utilissime per la prevenzione di molti infortuni a patto che non limitino troppo i movimenti. Se impediscono la fluidità di azione, si rischia di adottare una postura troppo rigida e quindi scorretta.

Ogni sport ha i suoi imprevisti

Le nostre montagne offrono tante occasioni di divertimento ma talvolta sono motivo di incidenti e causa di lesioni a ginocchia e spalle.

Gli infortuni riguardano per il 60% dei casi gli arti inferiori e per il 20% quelli superiori, i traumi al ginocchio sono i più comuni tra gli sciatori, mentre i traumi a polsi, gomiti e spalle riguardano principalmente chi sceglie lo snowboard.

Anche la frattura del piatto tibiale è uno degli infortuni più invalidanti e ostici che possano capitare, i cui tempi di guarigione si aggirano intorno ai 90 giorni.

Serve davvero un pizzico di buona volontà e un comportamento consapevole per evitare quegli spiacevoli infortuni che oltre al dolore e ai disagi, ci impedirebbero di svolgere le nostre attività preferite. E’ sempre meglio stipulare una polizza adeguata che ci tuteli 365 giorni l’anno in ogni occasione, anche nel tempo libero.

RENDITA ANTICIPATA: COME ANDARE IN PENSIONE PRIMA DEL TEMPO

Cos’è la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, come funziona e quali sono i requisiti per andare in pensione prima del previsto, alla luce delle ultime novità legislative.
La R.I.T.A. – Rendita Integrativa Temporanea Anticipata – è una delle aree interessate dal Ddl Concorrenza recepita in pieno dalla Legge di Bilancio 2018. Ecco una guida pratica e veloce con tutto quello che occorre sapere per accedere a questo nuovo strumento.

R.I.T.A. un aiuto concreto in un mondo del lavoro sempre più flessibile
Oggi la flessibilità del mercato del lavoro riguarda non solo i giovani in cerca di occupazione, ma anche i lavoratori adulti che rischiano di ritrovarsi
disoccupati e senza ancora aver maturato i requisiti per ricevere la pensione. In questo scenario e in un momento storico in cui il tema delle pensioni è centrale, la Legge di Bilancio 2018 ha favorito la semplificazione della R.I.T.A, uno strumento di flessibilità in uscita che consente di conseguire una rendita integrativa in caso di perdita del posto di lavoro e fino al conseguimento dell’età pensionabile.

Cos’è la R.I.T.A. e quali sono i requisiti per accedervi
La R.I.T.A. è dunque un reddito ponte percepito in attesa di ricevere la pensione di anzianità: in pratica, con cadenza mensile o trimestrale in base a quanto stabilito, il lavoratore incassa un anticipo del capitale – o di parte di esso – accumulato negli anni precedenti con la previdenza complementare
(ad esempio con il Fondo pensione aperto o PIP).
Per accedere alla R.I.T.A., i requisiti che i lavoratori dipendenti pubblici o privati devono possedere sono:
aver cessato l’attività lavorativa;
avere almeno 20 anni di contributi versati alla forma di previdenza obbligatoria;
avere maturato almeno 5 anni di versamenti ad una forma di previdenza complementare;
essere anagraficamente a meno di 5 anni dal raggiungimento della soglia di pensionamento d’anzianità, oppure;
essere disoccupati da almeno 24 mesi. In questo secondo caso si può ricorrere alla R.I.T.A. già a 10 anni dal pensionamento.

Richiedere la Rendita Integrativa Temporanea Integrata è semplice.
È sufficiente sottoscrivere il modulo di richiesta appositamente realizzato e disponibile sul sito del Fondo Aperto o del PIP e allegare alla domanda la copia del documento di identità e del codice fiscale oltre alla documentazione indicata nel modulo stesso a seconda del caso a cui appartiene il lavoratore.

Le differenze tra R.I.T.A. e Anticipo Pensionistico (APE)
Se con R.I.T.A. il lavoratore ottiene semplicemente un anticipo di pensione ricorrendo alla propria posizione individuale maturata o a parte di essa senza quindi dover restituire nulla, con l’APE (ovvero Anticipo pensionistico) volontaria il lavoratore ottiene un anticipo della pensione futura grazie a un vero e proprio prestito erogato da un istituto bancario (seppur attraverso l’INPS ) e garantito dalla stessa pensione di vecchiaia.
In questo caso la restituzione del prestito inizierà dopo l’effettivo pensionamento con rate mensili che saranno decurtate dall’assegno pensionistico
direttamente dall’INPS per i successivi venti anni.

Le agevolazioni fiscali della R.I.T.A.
La R.I.T.A. beneficia anche di un regime di tassazione agevolato: alle rate della Rendita Temporanea si applica una ritenuta a titolo di imposta con aliquota del 15%, che diminuisce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione alla forma pensionistica complementare eccedente il quindicesimo, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali.
La R.I.T.A. costituisce insomma un significativo sostegno al reddito in attesa della pensione e vi possono accedere i lavoratori che abbiano aderito a fondi pensione o PIP.
Aderire a una forma di previdenza complementare può rappresentare dunque uno strumento utile per gestire senza troppe preoccupazioni il passaggio alla pensione di vecchiaia, valorizzando a tal fine le contribuzioni versate negli anni dal lavoratore.

 

COME PREPARARE L’AUTO PER L’AUTUNNO, STAGIONE DI NEBBIA E PIOGGE

L‘autunno arriva inevitabilmente, prepariamoci per tempo a godere di viaggi e spostamenti anche al variare delle condizioni climatiche. I migliori consigli per viaggiare sicuri ed essere pronti ad affrontare in macchina i mesi che portano le prime nebbie e i primi freddi.
In autunno è piacevole viaggiare, i panorami sono bellissimi, mentre il traffico e il caldo non sono più un problema. È necessario, però, prendere le dovute precauzioni e non sottovalutare le insidie che possono arrivare dal minor numero di ore di luce, dall’umidità e dalla nebbia che si comincia a presentare in alcune zone d’Italia. Certo, si tratta sempre di eventi che possono essere facilmente previsti, proprio per questo è bene non farsi cogliere impreparati per pigrizia.
Meglio seguire i suggerimenti dei nostri esperti.

Pneumatici: fai manutenzione per evitare l’aquaplaning
Se i battistrada delle gomme sono usurati non è il caso di rimandare la sostituzione, anche se a novembre è già previsto l’appuntamento con il gommista per montare gli pneumatici invernali. Un battistrada consumato oltre i limiti di legge (per il Codice della Strada la profondità non può
essere inferiore a 1,6 millimetri) non è compatibile con l’asfalto bagnato, perché gli spazi di frenata si allungano e la tenuta in curva non è assolutamente garantita. Poche gocce di pioggia possono pregiudicare la sicurezza anche in ambito urbano, dove si circola a bassa velocità, ma
i pericoli maggiori si verificano in occasione di precipitazioni intense e violente, sempre più frequenti anche alle nostre latitudini. In questo
caso il rischio da scongiurare è quello dell’aquaplaning, un fenomeno che determina la parziale o totale perdita di contatto tra pneumatici e asfalto
quando si transita su un tratto di strada allagato. Basta una pozzanghera profonda pochi millimetri per trovarsi in situazioni critiche anche se l’auto
è equipaggiata con i più sofisticati sistemi elettronici di controllo della stabilità. È in primo luogo la velocità a generare questo fenomeno, quando
si viaggia ad andature superiori ai 90 chilometri orari. Un ruolo importante è svolto anche dalle dimensioni delle gomme (più sono larghe maggiore
è il pericolo) e soprattutto dalle condizioni del battistrada che se non è sufficientemente profondo non riesce a espellere l’acqua dall’impronta,
tendendo a galleggiare. In caso di acquazzoni violenti bisogna evitare di viaggiare a velocità sostenute soprattutto sui lati della strada dove le pendenze possono favorire la formazione di pozzanghere, non sempre visibili in tempo per rallentare. Una velocità adeguata sotto la soglia dei 100 km/h è quindi sempre consigliata in caso di pioggia.

La visibilità è importante: controlla tergicristalli e le luci Le poche ore di luce, pioggia e nebbia contribuiscono a rendere più complessa la visibilità attraverso il parabrezza e gli altri cristalli. Un ruolo fondamentale è svolto dalle spazzole tergicristalli, la cui manutenzione è spesso trascurata.
Se il parabrezza presenta aree non pulite può significare che le spazzole vanno cambiate. È importante scegliere quelle con le misure corrette,
evitando se possibile i prodotti troppo economici che non utilizzano gomme di qualità. Ma non sempre questo risolve il problema: se tutto è stato montato correttamente e si notano ancora superfici irregolarmente pulite bisogna provvedere a ripristinare la corretta piega dei bracci collegati ai motori, che possono essersi deformati perdendo la capacità di premere in modo adeguato.
La visibilità dipende anche da una buona pulizia interna dei vetri che deve essere effettuata con detergenti e completata con prodotti antiappannanti,
utili ed efficaci.

Un’ultima attenzione va riservata all’impianto di illuminazione. Devono funzionare tutte le lampadine, comprese quelle che illuminano la targa
e le superfici devono essere pulite e non opacizzate. In quest’ultimo caso, un carrozziere può risolvere l’inconveniente.
Nelle zone più nebbiose è utile equipaggiare l’auto con fari antinebbia,  da usare in alternativa alle luci anabbaglianti. Rispetto all’utilizzo degli
antinebbia, in particolare quelli posteriori, va ricordato che usarli quando la visibilità è ottimale può creare un forte disturbo a chi ci sta dietro.

Guida assistita per maggiore sicurezza in situazioni ostili o di emergenza
Negli ultimi anni si sono diffusi vari dispositivi di controllo elettronici che contribuiscono a rendere più sicura la guida in caso di violenti temporali o di nebbia. Uno di questi è il cruise control adattivo che, oltre a mantenere la velocità impostata, rallenta e seleziona un’andatura che assicura una distanza di sicurezza dal veicolo che ci precede.
C’è poi il lane assist, che permette al veicolo di seguire le linee di mezzeria anche con scarsa visibilità, evitando di invadere altre corsie. Alcuni modelli
più evoluti sono equipaggiati anche con sistemi di visione notturna ai raggi infrarossi, per individuare pedoni e ciclisti nella nebbia, ma risultano utili
anche i più diffusi dispositivi ABS e il controllo di stabilità.
Tuttavia, non bisogna dimenticare che le dotazioni hi-tech aiutano ma non possono fare miracoli contro le leggi della fisica o gli pneumatici usurati.
Quindi, pur se dotati della migliore strumentazione elettronica, guidiamo sempre con prudenza e in caso di situazioni meteo avverse ricordiamoci
di ridurre la velocità e di aumentare la distanza di sicurezza dal veicolo che ci precede. Il vento forte accompagna spesso i temporali autunnali e risulta
più insidioso quando è a raffiche e non teso soprattutto se colpisce il veicolo lateralmente o in diagonale. In queste situazioni è difficile mantenere la
traiettoria impostata, e le improvvise variazioni sono spesso difficili da gestire.
Anche in questo caso il rimedio più efficace consiste nel ridurre la velocità ed è fondamentale osservare con attenzione la strada davanti a noi per
prepararci ad affrontare le raffiche .
Massima prudenza quando si affrontano ponti o cavalcavia, oppure in uscita dalle gallerie o centri abitati, ma anche quando si termina un sorpasso di un autotreno: l’auto può essere investita violentemente dall’aria. È importante tenere il volante con due mani ed essere pronti a compensare con lo sterzo l’azione del vento, senza spingere in modo eccessivo, per evitare improvvisi cambi di direzione se la spinta cala improvvisamente.

App UnipolSai: un valido aiuto nel monitoraggio delle condizioni meteo Nell’era della connessione totale, smartphone e app dedicate contribuiscono
ad affrontare in modo più adeguato una trasferta in condizioni meteo avverse.
Come la App di UnipolSai che prevede varie funzioni. Si scarica gratuitamente dalle piattaforme Android e Apple, si integra con i servizi telematici acquistati con la polizza, ti permette di ottenere assistenza in caso di emergenza, e dispone di un Alert Meteo. Possiamo individuare fino a cinque località su cui ricevere notifiche per essere avvertiti per tempo in caso di fenomeni atmosferici particolarmente intensi. Se si risiede a Milano, ad esempio, si imposterà sicuramente il capoluogo lombardo; se il giorno successivo si ha in programma di viaggiare a Trento, è possibile inserire anche questa località per essere avvisati in caso di maltempo.  Una funzione particolarmente utile che ci permette di essere sempre informati in caso di maltempo in tutte le zone di nostro interesse e di proteggere noi e il nostro veicolo.
Trovarsi preparati in ogni situazione è il modo migliore per evitare di mettere a rischio la nostra sicurezza e il nostro mezzo. Ecco perché è bene scegliere una polizza con ampie coperture e garanzie per guidare senza pensieri, perché “con la mente libera ogni strada diventa più semplice”.

PRONTO SOCCORSO VETERINARIO: COME RICONOSCERE I SINTOMI DI MALESSERE NEGLI ANIMALI

Per gestire tempestivamente le emergenze degli animali domestici esistono strutture preposte che forniscono servizi di
prima assistenza in caso di incidenti o improvvisi malori ed effettuano interventi e ricoveri nelle situazioni più a rischio.
Ecco cosa è opportuno sapere per tutelare al meglio la salute dei nostri cani e dei nostri gatti.
Si sa, loro non parlano e si lamentano solo se il dolore diventa acuto o davvero insopportabile. Per il resto non fanno capricci e soprattutto non esagerano mai. Al contrario: quando stanno male si isolano e se ne stanno accucciati senza forze in attesa che tutto passi. Sta a noi padroni capire cosa li affligge, quando il problema è lieve e transitorio e quando, invece, è importante e necessario recarsi dal veterinario di fiducia o presso il Pronto Soccorso Veterinario.
Vediamo, caso per caso, quando è d’obbligo rivolgersi velocemente a una struttura medica specializzata.

Traumi, lesioni e incidenti stradali
Tocchiamo con cautela il nostro animale lasciando che trovi da sé una posizione comoda che non gli procura dolore. Portiamolo il prima possibile dal veterinario, evitando il “fai da te”: no a bendaggi o steccature fatti in casa.

Cosa fare in caso di sospetto avvelenamento
Se vediamo il nostro cane o gatto leccare o ingerire bocconi sospetti non tentiamo di farlo rimettere, spesso è una perdita di tempo o addirittura un danno se la sostanza ingerita è a sua volta un veleno caustico. Portiamolo invece al più vicino Pronto Soccorso Veterinario dove sapranno come agire a seconda dei casi.

Emergenze ostetriche necessitano un intervento tempestivo
Magari era previsto o magari si è trattato di una momentanea disattenzione: ma ora la nostra cagnolina è gravida. Tutto bene fino al parto, la fase più critica della gravidanza: se in questo frangente la cagnolina è agitata, non ha tregua, ma continua a muoversi senza accennare a partorire, è segno
che qualcosa non sta andando come dovrebbe. O il primo cucciolo non è ben posizionato o non è vitale, oppure, come succede soprattutto alle razze
toy, è troppo grande rispetto al bacino materno. In questi casi il nostro veterinario di fiducia o il Pronto Soccorso Veterinario sono l’unica scelta possibile:
è fondamentale un intervento tempestivo per salvare la vita della madre e dei cuccioli.

Non sottovalutare i sintomi di disturbi gastroenterici
Un episodio diarroico passi, ma se diventano più di due o se ci sono tracce di sangue allora è il caso di rivolgersi a uno specialista. Lo stesso vale per i
casi di vomito. Un vomito emorragico o vomiti ripetuti sono decisamente più allarmanti di un episodio sporadico. Le cause possono essere tante, ad esempio corpi estranei, avvelenamenti, gastriti da colpi di freddo. Non aspettiamo: portiamo con urgenza il nostro animale presso un veterinario di fiducia o il Pronto Soccorso Veterinario per una diagnosi e una terapia immediata. La dilatazione gastrica acuta è poi una delle emergenze gastroenteriche più letali: si tratta di un aumento del volume dello stomaco con una rotazione dello stesso sul suo asse. Colpisce soprattutto i cani di taglia grande.
Le cause sono ancora da chiarire, ma pare giochi un ruolo importante una predisposizione genetica unita all’ingestione troppo rapida degli alimenti.
I sintomi principali di questa condizione acuta sono conati di vomito improduttivi, addome dilatato, salivazione abbondante, difficoltà respiratorie:
se non si interviene chirurgicamente, in poche ore si arriva al decesso.

Svenimento o collasso,sintomi di emergenze cardiovascolari
Un barcollamento improvviso oppure un cedimento associato a una perdita di coscienza parziale o totale potrebbero essere causati da insufficienze
cardiache acute, da valutare immediatamente e da trattare in modo intensivo, per salvare la vita al nostro animale.
Anche in questi casi è giustificato ricorrere al più presto al veterinario di fiducia o al Pronto Soccorso Veterinario.

Emergenze oftalmologiche: occhi arrossati e palpebre chiuse
Graffi, lacerazioni, palpebre chiuse, sfregamento continuo degli occhi contro pareti o pavimento: in tutti questi casi non vanno mai usati colliri a caso che possono nuocere gravemente all’occhio. Va invece individuata immediatamente la causa, rimossa se possibile e applicata una terapia medico veterinaria ad hoc. Con la terapia è previsto anche l’uso di un collare speciale (collare elisabettiano) che ha lo scopo di impedire al nostro animale di strofinare gli occhi peggiorando situazioni già critiche.

Agire prontamente in caso di emorragie
In caso di emorragia esterna, fermiamo innanzitutto il sanguinamento praticando emostasi (mettendo in atto cioè quelle azioni necessarie a arrestare l’emorragia) con garze o bendaggi; in mancanza di questi, usiamo ciò che abbiamo a disposizione nell’immediato, perché in questi casi è importante agire prontamente. Senza esitare ricorriamo poi alle cure veterinarie.

Questi sono solo gli episodi più comuni in cui il ricorso allo specialista o al Pronto Soccorso Veterinario è di vitale importanza. Ma proprio come accade anche a noi, i casi che necessitano di cure veloci sono ben più di quelli elencati. Se decidiamo di accogliere un animale nella nostra vita
dobbiamo potergli garantire, quando servono, le cure necessarie, senza esitazioni. Ciò comporta un impegno, anche economico, dal momento
che non esiste per loro un Sistema Sanitario Nazionale che intervenga nei casi di necessità. In questo caso un’assicurazione animali domestici
può aiutarci ad affrontare gli imprevisti e ad accudire i nostri animali nel migliore dei modi.